Il Libérateur
La sera del 20 aprile 1797 il Libérateur d'Italie, nave francese armata, tentò di entrare nella laguna nonostante il divieto imposto ai legni stranieri armati.
Un baluardo rinascimentale alla bocca di porto, costruito per fermare il nemico dal mare e trasformato dal romanzo nel teatro del giudizio finale della Serenissima.
Dopo le guerre di Cambrai, Venezia comprese che il principale accesso marittimo alla città andava protetto con una difesa nuova. Nel 1534 Michele Sanmicheli ricevette dal Consiglio dei Dieci l'incarico di elaborare una proposta per fortificare la laguna; nel 1543, sulla base del suo progetto e delle indicazioni militari del capitano d'artiglieria Antonio da Castello, iniziò il grande cantiere del Forte Sant'Andrea. I lavori principali proseguirono fino al 1549.
La fortezza presentava 42 cannoniere, disposte lungo le cortine e il bastione centrale quasi al livello dell'acqua, così da colpire con fuoco incrociato le navi che avessero tentato di forzare la bocca di porto del Lido. Non era soltanto difesa: la facciata monumentale in pietra d'Istria annunciava a chi arrivava dal mare la potenza della Serenissima.
Il Forte non nacque come carcere. Eppure nel 1743 vi fu rinchiuso per alcuni mesi Giacomo Casanova, che nelle sue memorie lasciò anche una testimonianza della vita all'interno della struttura.

Per secoli la sola presenza del Forte aveva funzionato come deterrente. Le sue artiglierie venivano montate nei momenti di maggiore pericolo e furono anche sottoposte a prove di solidità. Ma in combattimento contro una nave nemica il Forte aprì il fuoco una sola volta.
La sera del 20 aprile 1797 il Libérateur d'Italie, nave francese armata, tentò di entrare nella laguna nonostante il divieto imposto ai legni stranieri armati.
Il comandante Domenico Pizzamano ordinò il fuoco. La nave francese fu colpita, abbordata e catturata: l'episodio divenne l'ultima difesa armata della Repubblica di San Marco.
L'incidente fu usato da Napoleone nella crescente pressione contro Venezia. Poche settimane dopo, il Maggior Consiglio decretò la fine della Repubblica.
Sant'Andrea non era una prigione istituzionale nel senso ordinario, ma fu utilizzato anche per custodire persone considerate scomode o da tenere sotto controllo. Il caso di Casanova rende storicamente plausibile, senza trasformarlo in fatto reale, l'uso narrativo del Forte come prigione segreta.
In La Resa dei Conti nel Giardino della Serenissima, Forte Sant'Andrea cambia natura. Quello che nella storia era il baluardo costruito per impedire al nemico di entrare a Venezia diventa il luogo da cui il pericolo tenta di impadronirsi della Repubblica dall'interno.
L'Uomo Mascherato trascina il Doge in catene al Forte dopo aver ucciso la Dogaressa e si proclama «Protettore della Serenissima», una carica estranea all'ordinamento della Repubblica. Nel piazzale della fortezza mette in scena un tribunale fantoccio, usando il simbolo della difesa veneziana come teatro del proprio potere.
Intanto Conte Pompilio di Porcia, Isabella Cortese e Paolo Sarpi attraversano Venezia nella notte per tentare l'impossibile. Il Forte diventa così il punto in cui la storia militare della Serenissima e la sua caduta immaginata si sovrappongono.
Forte Sant'Andrea apre la direttrice veneziana delle Vie dell'Alchimista. Da qui il percorso può risalire verso Asolo, entrare nella Casa dell'Alchimista di Tambre e attraversare la Carnia fino a Casa Pianese. Luoghi diversi, uniti dalla stessa regola: prima la storia documentata, poi il romanzo.
La fortezza di Sanmicheli, Casanova, il 1797 e il giudizio immaginato dall'Uomo Mascherato.
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Vai alla Casa dell'Alchimista →Riferimenti storici: Treccani, Michele Sanmicheli; Treccani, Giacomo Casanova; Venezia Unica / Arte.it, Forte di Sant'Andrea; Voga Venezia, Forte di S. Andrea. La parte dedicata all'Uomo Mascherato, al Doge, alla Dogaressa, a Isabella Cortese, Paolo Sarpi e Pompilio di Porcia appartiene esplicitamente alla finzione narrativa.